Quali sono gli obblighi del datore di lavoro visto che il Titolo VIII Capo IV del testo unico della sicurezza (Dlgs n.81) riguardante specificamente il rischio da esposizione ai campi elettromagnetici entrerà in vigore il prossimo 30 aprile 2012?
Secondo la giurisprudenza ormai consolidata e gli organi di vigilanza, la questione è definita come di seguito. Il Titolo VIII Capo IV del testo unico entrerà in vigore il prossimo 30 aprile 2012, pertanto fino a tale data non sono sanzionabili eventuali inadempienze agli articoli relativi (dal n. 206 al n. 212). Sono in ogni caso pienamente in vigore tutti gli altri articoli del testo unico secondo i quali, il datore di lavoro è obbligato ad effettuare la valutazione di tutti i rischi, compresi quelli dovuti ai campi elettromagnetici (art.181). Pertanto, ne consegue che il datore di lavoro ha già adesso l’obbligo sanzionabile penalmente di effettuare la valutazione dei rischi dovuti all’esposizione ai campi elettromagnetici. Nel caso che da tale valutazione risultasse un superamento dei limiti, fino al 30 aprile 2012 la mancata adozione delle relative misure di prevenzione non è perseguibile..
La misurazione dei campi elettromagnetici sui luoghi di lavoro è sempre obbligatoria?
No, la misura dei campi elettromagnetici non è obbligatoria; anzi vi sono parecchi casi nei quali non è neppure necessaria. Per esempio, non sono necessarie misure se nelle immediate vicinanze non vi siano importanti sorgenti di campi elettromagnetici (es. cabine elettriche) e se le attrezzature utilizzate siano dichiaratamente conformi alle norme tecniche che fissano i limiti ammissibili per la salute umana (es. EN 60335 per i forni a microonde). Attenzione a non confondere tali norme tecniche con quelle relative alla compatibilità elettromagnetica. La compatibilità elettromagnetica è infatti relativa ad eventuali interferenze tra le apparecchiature elettriche. In tutti questi casi, può essere eseguita una valutazione semplificata del rischio elettromagnetico senza procedere ad ulteriori indagini.
Esistono leggi per la protezione dai campi elettromagnetici ad di fuori dei luoghi di lavoro?
Si, sono pure più restrittive. Per tutta la popolazione non esposta per motivi professionali, la legge n.36/2001 ed i relativi decreti attuativi fissano dei limiti più restrittivi per la protezione dai campi elettromagnetici. Infatti, il testo unico sulla sicurezza si preoccupa solo dei danni alla salute immediati o che compaiono nel breve periodo dei quali vi sia evidenza scientifica di un nesso di causalità. Diversamente, per la popolazione si vuole cercare di prevenire gli effetti che possono manifestarsi anche nel lungo periodo.
E' vero che le lampade fluorescenti a risparmio energetico possono essere pericolose?
Dipende dalla distanza che intercorre con la lampada. Le lampade fluorescenti a risparmio energetico emettono un campo elettrico che può superare tranquillamente il valore di 6 V/m per distanze pari a 30 cm. Inoltre, il valore del campo elettrico aumenta in maniera esponenziale per distanze inferiori. Ciò è stato anche confermato da un recente studio condotto dalle autorità elevetiche. Le stesse autorità elevetiche raccomandano di non stazionare a meno di 30 cm da tali fonti luminose. Il nostro consiglio è quello di continuare a utilizzare tranquillamente tali lampade per l'illuminazione ambientale, preferendo altri tipi di lampade quando esse si trovano ad una distanza pari o inferiore a 30 cm. Ad esempio, è possibile utilizzare delle lampade a LED per la scrivania.
Nella mia azienda sono presenti solo macchine per le quali il produttore dichiara la compatibilità elettromagnetica. In questo caso è sufficiente la "valutazione semplificata" del rischio di esposizione ai campi elettromagnetici?
La tutela dal rischio di esposizione ai campi elettromagnetici, indicato nella normativa, è relativo a possibili effetti negativi sulla salute umana, mentre la compatibilità elettromagnetica è relativa a possibili effetti negativi su altre apparecchiature elettriche. Le norme di settore sono diverse a secondo che si tratti della compatibilità delle emissioni con la salute umana o della compatibilità, secondo procedure standardizzate, su altre macchine. Da quanto esposto, ne consegue che in tutti questi casi non è possibile procedere alla valutazione semplificata del rischio elettromagnetico.
Quale distanza di sicurezza rispetto alle abitazioni devono rispettare le antenne per la telefonia mobile?
La normativa attualmente vigente non prevede nessuna distanza minima per l’installazione delle antenne per la telefonia mobile (stazioni radio base). Al fine di salvaguardare la salute umana dai rischi da esposizione ai campi elettromagnetici, l’unico limite previsto nella normativa è costituito dall’intensità globale del campo elettromagnetico, misurato nei luoghi ove si prevede permanenza di persone. Pertanto, la distanza minima cui può essere installata una stazione radio base dipende dal numero di antenne presenti e dalla loro potenza. In base alla nostra esperienza, anche per grandi stazioni radio base, i valori limite di esposizione ai campi elettromagnetici non sono mai stati superati per distanze di almeno 300 m dalle antenne stesse.
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